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Tensostruttura tridimensionale del muscolo
Possiamo distinguere le sue componenti elementari:
- base osteoarticolare la cui origine e' rappresentata da aree di varie grandezze in base a volumi, potenza e funzioni.
- ancoraggi osteotendinei su cui si fissano e inserzionano altri muscoli della stessa catena muscolare.
- struttura variabile di volume a seconda dell'attività, dell'accorciamento, dell'allungamento delle singole fibre muscolari e degli altri muscoli contigui o in catena.

Tensostruttura quadricipite Clicca per ingrandire

La sezione longitudinale del muscolo evidenzia l'andamento centrifugo anti gravitario dell'esplosione della contrazione. In assenza di movimento la tensostruttura del muscolo viene sollecitata solamente da forze meccaniche passive di tensionamento longitudinale dei tendini e delle inserzioni articolari e della propria area di origine. La convessità della tensostruttura muscolare, passa attraverso un allineamento tendineo per invertirsi in concavità che si avvicina sempre più alla linea d'origine.

I liquidi extracellulari della matrice per destrutturazione, compressione e spinta gravitaria vengono arricchiti da collagene, diminuendo la componente elastica e aumentando quella reticolare. Tale fenomeno si aggiunge al lavoro delle forze meccaniche passive in gioco e accelera il processo di atrofia muscolare stratificando il muscolo sulla propria area d'origine.

Sempre osservando la superficie della base di origine dei vasti e delle loro masse si capisce il perchè di tanta potenza e di tanta rapida destrutturazione e discesa centripeta verso il femore in assenza di forze attive.

La trazione meccanica di tali aree si somma alla pressione gravitaria delle voluminose masse che andando ben oltre la linea posteriore del femore creano la spinta a fasciare completamente il femore aderendovi come una sella. Se per immobilità viene a mancare la componente attiva in varie misure per tempi che superano le due settimane, si avrà in proporzione la perdita della forma in abbassamento, tensionamento, accorciamento del muscolo e di tutte le sue proprietà elastiche, irrigidendo tutta la struttura. Mancando l'attività m. come conseguenza diretta verrà a mancare il pompaggio e il richiamo del microcircolo con grande ripercussioni sul c. periferico e con evidenti colorazioni cianotiche della cute.

Si innesca così un "circolo" vizioso del nutrimento cellulare e rallentamento del microcircolo che accelera la destrutturazione di tutti i tessuti, sottocute compresa. Più il tempo passa, più tutte queste componenti meccaniche passive si scaricano sulle parti fisse articolari, ma soprattutto sulle inserzione e sulle parti molli, deformandole, inspessendole e indurendole. Il muscolo non va più pensato come qualcosa che in qualsiasi momento possa essere attivamente e automaticamente sempre allenabile solo con grande volontà.

Va immaginato nella sua struttura tridimensionale capace di farci capire tutti i meccanismi che intervengono nel processo di atrofia e algodistrofia. Solo così si può comprendere quali e quante difficoltà ci saranno per mettere in atto un protocollo efficace, completo, che possa abbattere i tempi e raggiungere i massimi obiettivi. Tale trattamento dovrà iniziare con terapia manuale trasversa profonda sul muscolo posto in accorciamento, sulle parti molli in allungamento, sulle cicatrici in tutte le direzioni.

La manualità è l'unico mezzo efficace per sbloccare e stimolare le parti più profonde e più resistenti al movimento alla volontà e l'impegno del paziente. Il movimento diventa così la verifica dei cambiamenti e dell'allenamento che avviene ogni volta con più mezzi e capacità e meno dolore e resistenze o rallentamenti. Sarà indispensabile una chinesi manuale isocinetica, isometrica, isotonica ed eccentrica per poter accedere alla palestra di potenziamento con macchine isotoniche-eccentriche per aumentare ed allenare l'elasticità e il conseguente riallungamento del muscolo.

La stimolazione manuale della parte più profonda del muscolo deve essere indicata in sostituzione di attività muscolare in tutte le situazioni che lo richiedono e ne permettano l'accesso, per poter conservare elasticita' e vascolarizzazione, e prevenire e limitare l'ipotrofia.

L'esempio più eclatante di residuo postraumautico è quello che coinvolge il tricipite surale perchè presenta un doppio aspetto meccanico che condiziona il recupero completo:
- e' il terminale della catena chiusa da cui parte il carico e il coordinamento
- presenta nel piede una leva talmente corta che il lavoro eccentrico non riesce a superare le forze residue e richiamare una forza allenante.

Un tricipite surale ridotto anche della metà del suo volume risulta sempre più forte di qualsiasi forza manuale applicata alla leva del piede. Per superare questo problema e il conseguente accorciamento bisognerà ricorrere a forze meccaniche e a leve aggiuntive o modificate. Altri particolari tecnici più dettagliati ma quanto semplici fanno da supporto al disegno della sezione longitudinale della tensostruttura alla sezione trasversa della coscia con le sole componenti dei vasti:
- vasto intermedio1/5 del vasto laterale
- vasto laterale con 1/5 anteriore al femore ,2/5 lateralmente al f., 2/5 posteriormente al f. I

Tensostruttura quadricipite Clicca per ingrandire

Il femore risulta decentrato anteriormente e lateralmente rispetto alla sezione della coscia: i tre quinti del vasto laterale vanno dalla linea centro laterale del femore verso e oltre la linea posteriore dello stesso. Il vasto intermedio pur avendo un volume non confrontabile, attraverso la sua vasta area d'origine innesca una grande forza di attrazione sulle masse contigue dei vasti. Nasce così una somma di forze centripete che portano i vasti a fasciare completamente il femore facendoli aderire.

Classifica per aree d'origine:
SCAPOLA ANTERIORE:
1) m. sottoscapolare
2) m. tricipite - m. bicipite

SCAPOLA POSTERIORE:
1) m. infraspinato
2) m. sovraspinato
3) m. rotondi - m. deltoide

OMERO ANTERIORE:
1) m. brachiale
2) m. brachioradiale
3) m. flessore delle dita

OMERO POSTERIORE:
1) m. tricipite (capo mediale)
2) m. tricipite (capo laterale 1/12 del mediale)

RADIO ULNA-ANTERIORE:
1) m. pronatore quadrato
2) m. flessore delle dita

RADIO ULNA-POSTERIORE
1) m. flessore ulnare del carpo
2) m. abduttore lungo del pollice
3) m. estensore breve del pollice

TIBIA-PERONE ANTERIORE
1) tibiale anteriore
2) peronei

TIBIA-PERONE POSTERIORE
1) m. soleo-m. tibiale posteriore
2) flessore lungo delle dita-flessore lungo alluce

FEMORE ANTERIORE
1) vasto intermedio

FEMORE POSTERIORE
1) vasto mediale
2) vasto laterale
3) vasto intermedio

BACINO ANTERIORE
1) iliaco
2) retto femorale
3) pettineo

BACINO POSTERIORE
1) medio gluteo
2) piccolo gluteo
3) grande gluteo
4) bicipite femorale-semi membranoso-semitendinoso

Aree in cmq:
- vasto intermedio 13 cmq
- medio gluteo 9 cmq
- tibiale anteriore 7 cmq
- piccolo gluteo 6 cmq
- vasto laterale 5 cmq soleo 5 cmq
- tibiale posteriore 5 cmq
- flessore lungo alluce 5 cmq
- flessore lungo dita 4 cmq

Osservazioni
Scorrendo la classifica delle aree di origine dei muscoli diventa evidente che:
- Il sottoscapolare e infraspinato sono i primi a condizionare le rotazioni di spalla, che sono le prime a sparire e le ultime a tornare dopo un intenso e lungo trattamento riabilitativo. Il deltoide, i rotondi e i pettorali invece penalizzano fortemente gli altri range articolari.
- Nel gomito per postura, l'area di origine del muscolo brachiale brachioradiale e tricipite condizionando il recupero completo e veloce dei range articolari.
- Nell' avambraccio i problemi riguarderanno la prono supinazione, la flessione delle dita, la flessione del carpo e l'estensione del pollice sempre in rapporto ai range articolari di immobilizzazione.
- Nell' anca e nel bacino i cambiamenti sono riscontrabili sui glutei nell' iliaco e sul retto femorale.
- Nel piede i movimenti più condizionati saranno la flessione-estensione delle dita, la flessione dorsale del piede, con grande condizionamento del soleo, tibiale posteriore e anteriore.
- Nel ginocchio la manifestazione atrofica dei vasti è molto più evidente e penalizzante di quella posteriore dei flessori; è la più riscontrabile soprattutto a livello visivo che può fare da lente d'ingrandimento a tutti quei muscoli che non sono così in evidenza ma che scontano chi più chi meno tutti gli effetti della atrofia muscolare.

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Per informazioni contattare:
Dott. in Fisioterapia
Giovanni Clementi


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